Struttura di un sito web: cosa deve avere il sito della tua attività

Le pagine e gli elementi che non possono mancare nel sito della tua attività, con la lista di controllo da usare subito.
Struttura di un sito web: davanti a una trattoria il cuoco aggiunge l'ultimo pezzo a un grande telefono in aria, dove le parti del sito sono montate come mattoncini: in alto il pulsante per chiamare, poi la foto del locale, i piatti con le stelle delle recensioni e il piè di pagina; due clienti lo guardano sorridendo
In questo articolo

Quanto costerebbe il tuo sito?

In 30 minuti ti diciamo cosa serve davvero e quanto costa, senza impegno.

Un cliente ti cerca su Google mentre è per strada, con il telefono in mano. Apre il tuo sito e in pochi secondi decide: chiama, scrive, prenota oppure torna indietro e prova il prossimo. Non legge tutto. Cerca tre cose: cosa fai, dove sei e come contattarti.

La struttura di un sito web serve proprio a questo: mettere le cose giuste al posto giusto, perché chi arriva trovi subito quello che cerca. In questa guida ti spieghiamo, senza parole tecniche, quali pagine non possono mancare nel sito di una piccola attività, cosa deve esserci in ognuna e cosa chiede la legge. In fondo trovi una lista di controllo per verificare il tuo sito in dieci minuti.

Cos’è la struttura di un sito web

Pensa al tuo sito come a un negozio. Le pagine sono le stanze, il menu è il cartello all’ingresso che dice dove trovare cosa, i pulsanti sono le porte. Se le stanze sono troppe, se il cartello è confuso o se le porte sono nascoste, il cliente si gira e se ne va.

La struttura ha due parti:

  • Quali pagine ci sono e come sono collegate. È l’«architettura» del sito: la home in cima e, sotto, le altre pagine.
  • Com’è fatta ogni pagina. Cosa c’è in alto, cosa al centro, cosa in fondo.

Per un negozio, uno studio, un ristorante o un artigiano non serve niente di complicato: bastano poche pagine fatte bene.

Le pagine che non possono mancare

Schema della struttura di un sito web di una piccola attività: la home in cima, sotto le pagine Servizi, Chi siamo, Recensioni e Contatti, in fondo a ogni pagina Partita IVA, privacy e cookie

Home

È la porta d’ingresso. Nella prima schermata deve dire cosa fai e dove, in una frase («Parrucchiera a Bologna, zona San Donato»), con un pulsante per chiamare o scrivere. Sotto, un riassunto di tutto il resto: i servizi principali, qualche recensione, le foto, gli orari e i contatti.

Servizi (o Prodotti, o Menu)

Cosa offri, spiegato come lo spiegheresti a un cliente al banco. Se i servizi sono pochi, basta una pagina con un blocco per ognuno. Se sono tanti e diversi (per esempio un idraulico che fa anche caldaie e climatizzatori), conviene una pagina per ciascuno: così ognuna può farsi trovare su Google per la sua ricerca.

Chi siamo

Le persone dietro l’attività: chi sei, da quanto lo fai, perché dovrebbero fidarsi di te. Una foto vera tua o della squadra vale più di dieci righe di testo.

Recensioni o Lavori fatti

Quello che dicono i clienti e quello che hai già fatto. Le recensioni possono stare anche solo in home; per chi lavora con le immagini (un falegname, un fotografo, un’impresa edile) una pagina con i lavori fatti, con foto prima e dopo, convince più di qualsiasi testo.

Contatti

Telefono, WhatsApp, email, indirizzo con la mappa, orari, un modulo breve. Tutto su una pagina, senza dover cercare.

Non le legge quasi nessuno, ma devono esserci: le trovi spiegate più sotto, in «Cosa chiede la legge». Di solito si mettono in fondo a ogni pagina, non nel menu.

Quante voci nel menu? Poche: 4–6 bastano. Ogni voce in più è una scelta in più per chi ha fretta.

Com’è fatta ogni pagina

Schema di una pagina del sito vista dal telefono, divisa in quattro parti: in alto logo, menu e pulsante per chiamare; prima schermata con cosa fai e dove; al centro i contenuti; in fondo indirizzo, orari, Partita IVA, privacy e cookie

Ogni pagina, dalla home ai contatti, ha quattro parti:

  • In alto (testata). Logo o nome dell’attività, il menu e un pulsante sempre visibile: «Chiama» o «Scrivici su WhatsApp». Sul telefono il menu si apre con l’icona delle tre righe, ma il pulsante per contattarti deve restare fuori, a portata di dito.
  • La prima schermata. Quello che si vede appena si apre la pagina, senza scorrere. Un titolo che dice cosa trova il cliente su quella pagina, una frase sotto e un pulsante.
  • Il centro. I contenuti: testi brevi, foto vere, risposte alle domande che ti fanno più spesso. Ogni pagina finisce con un invito a contattarti, così chi ha letto fino in fondo non deve tornare su.
  • In fondo (piè di pagina). Indirizzo, telefono, orari, Partita IVA, link a privacy e cookie, link ai social. È la parte che le persone vanno a cercare quando vogliono un dato preciso.

Gli elementi che fanno chiamare i clienti

Le pagine sono la base. Poi ci sono i dettagli che fanno la differenza tra un sito che si guarda e un sito che porta clienti:

  • Si capisce cosa fai in 5 secondi. Niente frasi come «Benvenuti nel nostro sito» o «Passione e qualità dal 1998»: scrivi cosa fai e in quale zona.
  • Il telefono si chiama con un tocco. Il numero deve essere un link: dal telefono lo tocchi e parte la chiamata. Se è scritto dentro un’immagine, non si può né toccare né copiare.
  • WhatsApp a portata di dito. Tanti clienti preferiscono scrivere che telefonare. Un pulsante che apre la chat con il tuo numero toglie ogni fatica. Se non l’hai ancora attivato, ti spieghiamo come in WhatsApp Business: come funziona.
  • Indirizzo e mappa. Se i clienti vengono da te, l’indirizzo va scritto per intero e collegato a Google Maps, così il navigatore parte da solo.
  • Orari aggiornati. Compresi ferie e giorni di festa. Un orario sbagliato fa arrabbiare più di un orario che non c’è.
  • Recensioni vere. Le recensioni dei clienti, meglio se prese dalla tua scheda Google, con un link per leggerle tutte. Se vuoi raccoglierne di più, leggi come avere il link per le recensioni Google.
  • Foto vere. La tua vetrina, il tuo laboratorio, i tuoi lavori. Le foto prese da internet si riconoscono e non dicono niente di te.
  • Un modo semplice per chiedere o prenotare. Un modulo con pochi campi (nome, telefono, messaggio) o un calendario per prenotare. Più campi chiedi, meno persone lo compilano.
  • Il lucchetto nella barra degli indirizzi. Il sito deve aprirsi in «https», altrimenti il browser lo segnala come «Non sicuro». Ti spieghiamo cosa vuol dire in Sito non sicuro: cosa vuol dire e come si risolve.

Pensato prima per il telefono

Molti dei tuoi clienti vedranno il sito solo dal telefono, spesso di fretta e con una mano sola. Per questo la struttura si pensa prima per lo schermo piccolo e poi per il computer, non il contrario.

Cosa controllare, dal tuo telefono:

  • Il testo si legge senza ingrandire con le dita.
  • I pulsanti sono grandi e non troppo vicini: si toccano senza sbagliare.
  • La pagina non scappa di lato quando scorri.
  • Il pulsante per chiamare o scrivere si trova senza cercarlo.
  • Il sito si apre in pochi secondi anche fuori casa, non solo con il wifi.

Se una di queste cose non va, il cliente non ti dà una seconda possibilità: torna su Google e chiama il prossimo.

Cosa chiede la legge

Ci sono tre cose che il sito di un’attività deve avere. Le spieghiamo in breve; per i casi particolari chiedi al tuo commercialista o a un consulente privacy.

  • La Partita IVA nella home page. Chi ha la Partita IVA e ha un sito deve scriverla nella home (articolo 35 del DPR 633/1972). L’Agenzia delle Entrate ha chiarito nel 2006 che l’obbligo vale anche se il sito serve solo a farsi conoscere e non vende niente. Di solito si mette nel piè di pagina, insieme al nome dell’attività, così compare su tutte le pagine.
  • L’informativa privacy. Se dal sito raccogli dati delle persone (un modulo di contatto, una prenotazione, una newsletter) devi spiegare chi li tratta, perché e per quanto tempo li tieni. È la pagina «Privacy policy», collegata vicino al modulo e in fondo a ogni pagina.
  • Il banner dei cookie, quando serve. Se il sito usa solo cookie tecnici (quelli che servono a farlo funzionare) basta l’informativa. Se usa anche cookie per statistiche di terzi o pubblicità, alla prima visita deve chiedere il permesso con un banner che permetta di accettare o rifiutare con la stessa facilità. Lo spiegano le linee guida sui cookie del Garante privacy del 10 giugno 2021.

Gli errori più comuni

Sono quelli che vediamo più spesso nei siti delle piccole attività:

  • Il menu con dieci voci o più. Chi ha fretta non sceglie: se ne va.
  • Il numero di telefono solo nella pagina Contatti. Deve essere in alto e in fondo a ogni pagina.
  • Le pagine «in costruzione». Meglio una pagina in meno che una pagina vuota.
  • Il menu del ristorante o il listino in PDF da scaricare. Sul telefono si legge male: meglio scriverlo in una pagina.
  • Le foto che scorrono da sole in apertura. Rallentano il sito e nessuno aspetta di vederle tutte. Basta una foto ferma con un titolo chiaro.
  • Le notizie ferme a tre anni fa. Danno l’idea di un’attività chiusa. Se non hai tempo di aggiornarle, togli la sezione.
  • I link ai social che non portano da nessuna parte. Metti solo i profili che usi davvero.

Lista di controllo: il tuo sito ha tutto?

Apri il tuo sito dal telefono e controlla, una voce alla volta:

  • Nella prima schermata si capisce cosa fai e in quale zona.
  • Il menu ha al massimo 6 voci.
  • C’è una pagina (o un blocco) per i servizi, con parole semplici.
  • C’è la pagina Contatti con telefono, WhatsApp, email, indirizzo e mappa.
  • Il telefono si chiama con un tocco, da ogni pagina.
  • C’è un pulsante per scriverti su WhatsApp.
  • Gli orari sono giusti, comprese le ferie.
  • Si vedono recensioni vere di clienti.
  • Le foto sono tue, non prese da internet.
  • Il modulo chiede solo nome, telefono e messaggio.
  • Il testo si legge senza ingrandire e la pagina non scappa di lato.
  • Nella barra degli indirizzi c’è il lucchetto (https).
  • In fondo ci sono Partita IVA, privacy e cookie policy.
  • Ogni pagina finisce con un invito a contattarti.

Puoi usarla anche prima di rifare il sito, come traccia da dare a chi lo realizza. Se ne mancano tre o quattro, sai già da dove partire.

Domande frequenti

Quante pagine deve avere il sito di una piccola attività?

Di solito da 4 a 6: home, servizi, chi siamo, contatti, più privacy e cookie policy. Se offri servizi molto diversi, aggiungi una pagina per ciascuno. Più pagine non vuol dire sito migliore: conta che ognuna serva a qualcosa.

Basta una pagina sola?

Per iniziare, o per far conoscere un solo servizio, può bastare. Ma una pagina sola si fa trovare su Google per poche ricerche. Spieghiamo le differenze in Landing page: cos’è e quando basta al posto di un sito.

Devo mettere i prezzi dei miei servizi?

Se puoi, sì, almeno una cifra di partenza («da 30 €») o una fascia. Chi vede un’indicazione di prezzo chiede più volentieri, e tu ricevi meno richieste da chi cercava altro.

Serve un blog nel sito di un’attività?

Non è indispensabile. Serve se hai tempo di scrivere ogni tanto risposte alle domande dei tuoi clienti: aiuta a farti trovare su Google. Un blog fermo da anni, invece, fa più male che bene.

Quanto costa un sito con queste pagine?

Dipende da quante pagine servono e da chi lo realizza. Abbiamo messo cifre e voci di spesa in Quanto costa un sito web.

In sintesi

La struttura di un sito web, per una piccola attività, è semplice: poche pagine (home, servizi, chi siamo, contatti, privacy e cookie), ognuna con un titolo chiaro e un pulsante per contattarti, e i dettagli che fanno chiamare: telefono e WhatsApp a un tocco, indirizzo, orari, recensioni e foto vere. Il tutto pensato prima per il telefono e con quello che chiede la legge.

Se il tuo sito è vecchio e mancano troppe voci della lista, a volte conviene un restyling del sito invece di tante piccole toppe.

Se vuoi sapere com’è messo il tuo, chiedi il Check-up gratuito del sito: controlliamo se si capisce cosa fai, se telefono e WhatsApp si toccano con un dito, se ci sono recensioni e un modo per contattarti, più velocità, telefono, Google e sicurezza. Ti mandiamo su WhatsApp, entro 48 ore lavorative, un report in PDF con quello che funziona, quello che non funziona e come sistemarlo. Senza telefonate.

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